Lettera del Vescovo per la ripresa delle celebrazioni con il popolo

Pubblicato giorno 9 maggio 2020 - In home page, In primo piano

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   Dopo essersi consultato i vicari foranei, con una nuova lettera in data 9 maggio, il Vescovo ha precisato alcune indicazioni per una corretta applicazione a livello diocesano del Protocollo pubblicato dal Ministero dell’Interno il 7 maggio scorso. Queste indicazioni riguardano il periodo dal 18 maggio fino al termine della “fase 2”, che si prevede protratta fino al 31 luglio.

Dal momento che viene indicata una «graduale ripresa delle celebrazioni liturgiche con il popolo», il Vescovo invita le comunità parrocchiali a compiere «passaggi “graduali”, senza fretta e senza l’intento di ottenere “tutto e subito”», nell’intento di individuare «la via migliore da seguire».

Ricordando la dispensa dal “precetto festivo in questa fase di emergenza, il Vescovo osserva che la partecipazione alle celebrazioni feriali consente di evitare gli affollamenti nelle celebrazioni festive: «anche le celebrazioni feriali» in questo contesto possono essere considerate «alla stregua di quella festiva»; in questo lungo e delicato periodo, si dovrà – continua il Vescovo – «attivare una certa turnazione». Infatti resta fondamentale evitare ogni “assembramento”, e quindi rispettare «la capienza massima dell’edificio di culto, tenendo conto della distanza minima di sicurezza, che deve essere pari ad almeno un metro laterale e frontale» (Protocollo n. 1.2). A scanso di ogni pericolo, potrà risultare più sicura la celebrazione all’aperto o in un luogo più arieggiato.

Alle porte delle nostre chiese comparirà presto un cartello, in cui «onde evitare equivoci», sarà indicata la capienza massima dell’edificio. Forse sarà brutto sentirsi dire che non c’è più posto: ma sarà un atto di responsabilità prenderne atto. Poiché il parroco sarà certamente impegnato nel suo ministero, ci saranno persone incaricate di regolare l’accesso e l’uscita, perché anche sulle porte di chiesa venga evitato l’affollamento.

Oltre a quanto dettato dal citato Protocollo, ai parroci e alle parrocchie è stata inviata una comunicazione dell’Incaricato regionale per i beni culturali ecclesiastici con le «indicazioni di igienizzazione dei beni culturali ecclesiastici». Va da sé che «alcune pratiche di igienizzazione infatti potrebbero compromettere lo stato conservativo dei beni», tanto più quando si tratta di arredi che costituiscono un patrimonio artistico: un banco del Settecento va certamente igienizzato, ma per questo non dovrà essere trattato con prodotti che lo danneggiano.


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