Il commento alla Parola nella giornata dell’Epifania

Pubblicato giorno 5 gennaio 2021 - In home page, In primo piano, Riflessione domenicale

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6 gennaio – Epifania del Signore – B -

Letture: Is 60,1-6 / Sal 71 / Ef 3,2-3.5-6 / Mt 2,1-12

Succede anche a noi…

commento   Noi moderni, che abbiamo il navigatore satellitare, possiamo snobbare gli antichi che avevano solo le stelle per orientarsi… quando non c’erano nuvole o tempesta!

   La stella seguita dai Magi pare abbia qualche possibilità di essere esistita da quando Keplero ha assistito alla congiunzione particolarmente luminosa di Giove e Saturno che, nella zona del Mediterraneo, si ripete mi pare ogni 700 anni. Secondo i calcoli dello studioso, il fenomeno sarebbe avvenuto negli anni della nascita di Cristo e precisamente circa nel 6 a.C. Una notizia dava il ripetersi dello stesso fenomeno in questo natale.

   I segni del cielo parlavano agli antichi, ma parlavano loro anche Scritture sante. Vediamo infatti i Magi astrologi che vanno a interrogare anche gli esperti scribi di Gerusalemme. Comunque, al di fuori delle Scritture, Dio ha disseminato il mondo di segni della sua presenza: lo dice il grande scienziato Pascal, ma anche un bambino si accorge delle meraviglie del mondo creato e pensa alla mano del loro Autore.

   Tracce di Dio ci sono sui volti e nelle storie delle persone, nei silenzi delle ere geologiche e anche nei rumori tragici delle guerre, così come nei progressi raggiunti dall’umanità. A noi il compito di raccogliere le numerosissime tessere per comporre il mosaico e arrivar a capire che solo nella parola di Dio possiamo spiegarci fino in fondo chi siamo e a che cosa siamo chiamati.

   Dio parla e si rivela attraverso molti segni. Il segno dato ai pastori nella notte santa è il Bambino avvolto in fasce e deposto nella mangiatoia.

   Il segno ai Magi è la stella: essi l’hanno seguita con costanza. Il segno in mano ai maestri di Gerusalemme era la Scrittura: ma non l’hanno seguita.

   I Magi hanno ascoltato il cielo prima e le Scritture poi. Non hanno dato ascolto alla fatica, agli ostacoli né alla voce fuorviante (Erode). Sapevano tante cose e cercavano solo di capirne il senso.

   Succede anche a noi. Non manchiamo di competenze ma ci manca di capire il senso, manca la sapienza come capacità di gustare le cose conosciute. Non ci mancano le conoscenze, ma spesso l’intelligenza per leggere dentro le cose. Abbiamo capacità di calcolo, manca la capacità del coraggio per fare il salto della fede.

   Abbiamo solo bisogno di concentrarci sul senso della nostra vita (breve, limitata ma con tante possibilità e cose positive!). Dare senso al nostro vivere: questo è importante!

   Il grande scienziato Pascal, che era anche credente e teologo, dice che nostro nemico è il “divertissement”, un termine ambiguo che vuol dire divertimento ma anche distrazione. Noi cioè viviamo spesso distratti riguardo al vero problema… che è quello appunto di dare senso alla vita.

   Però la mente va altrove. Si cerca svago per evitare di risolvere il vero problema. Pascal indicava la direzione da prendere per il vero problema e la sua soluzione. La direzione è Dio, la vita eterna, Gesù Cristo. Se si cerca altrove, distrazioni e divertimenti (chiamiamoli come vogliamo!) fanno perdere tempo prezioso.

   Oggi portiamo al Signore non oro, incenso e mirra. Portiamo forse le nostre mani vuote, la nostra povertà, la povertà di chi desidera trovare il senso della vita. È povertà dei ricchi che hanno tutto, ma sono privi di qualcosa di più necessario, come il ricco Zaccheo che aveva di tutto ma era insoddisfatto e voleva vedere Gesù. E come lui ce ne sono molti altri nel Vangelo.

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