L’ultimo saluto a don Maurizio

Pubblicato giorno 16 gennaio 2021 - In home page, In primo piano

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Nel giorno del funerale, le parole di commiato di un parrocchiano di Campolongo a nome di tutta la Comunità:

2d2ca06b-13c4-41b6-a1e7-d2a0690f682b   Sono sicuro che da lassù, vedendomi qui all’ambone, allargando le braccia e alzando gli occhi avrai esclamato: «Oh Dio! Chié faralo sto Pafut… comédie!». Mi pare quasi di vedere il gesto della mano accompagnare le tue parole: «Stringi, stringi!». Prometto che stavolta cercherò di essere breve.

   Anzitutto, su incarico dei tuoi familiari, mi faccio interprete dei loro sentimenti di gratitudine verso Mons. Vescovo Renato, Mons. Andrich, il Vicario generale, don Fabio, don Paolino, gli altri amici preti e tutte le persone che sono state loro vicine nei mesi della malattia e in questi giorni di lutto. Un pensiero tutto speciale, di affetto e riconoscenza, da parte della tua famiglia, è riservato alla gente di Campolongo per tutto quello che ha condiviso in tanti anni con te.

   Dal canto mio, non starò certo qui a ripercorrere le tappe del tuo cammino sacerdotale nelle Comunità che hai servito, e tantomeno di quello quasi quarantennale a Campolongo: non la finiremmo più! E poi sai già che tutti ti portiamo e ti porteremo sempre nel cuore come hai fatto tu, soprattutto in questi due anni trascorsi a Danta, da dove ogni volta che passavo a trovarti, al momento dei saluti mi dicevi: «Ciao, alla prossima! E mi raccomando, salutami tutta Campolongo!».

   Non è necessario neppure star qui a tessere ricami sui pregi e i difetti che hanno tinto la tua figura di uomo e di sacerdote: «è solo il Signore che sa tutto, e solo questo importa!», come amavi ripetere spesso. Sono sicuro però di interpretare i sentimenti dei più nell’esprimere pubblicamente solo tre pensieri, tra i tanti che hanno fatto capolino dal cuore alla testa in questi giorni.

   Il primo: in tutta la tua attività pastorale non hai mai fatto a meno, neppure una volta, di mettere al primo posto gli insegnamenti del Vangelo: la fede, la preghiera, la carità. Ne sei stato sempre il primo testimone, soprattutto nella carità: grande, discreta e sempre di tasca tua, indistintamente per chiunque abbia bussato al tuo portone. E se per caso capitava che lì con te in canonica ci fossi anch’io, ti affrettavi nel bruciare le ricevute delle bollette o le quietanze delle fatture, esclamando: «Noi cristiani, per prima cosa, dobbiamo imparare a sentirci responsabili anche del rossore degli altri…». La banalità del bene, verrebbe da pensare sulla semplicità dell’espressione, se questa non contenesse un significato ben più profondo.

   Sei stato prete per Cristo, con Cristo e in Cristo, viene da dire, e per questo ti ringraziamo.

    Il secondo pensiero: se qualcuno mi chiedesse oggi di descriverti con una parola, lascerei tutti gli aggettivi del vocabolario per un sostantivo soltanto: silenzio. Sei stato fino all’ultimo giorno l’uomo e il sacerdote del silenzio: silenzio di chi è semplice, di chi prega, di chi sa riconoscere i propri limiti, di chi accoglie, di chi è attento alle necessità degli altri, di chi preferisce rispondere che chiedere, di chi sa leggere nei cuori e che tace e perdona anche quando, a ragione, potrebbe rispondere ad alta voce alle critiche, allo scherno, alle falsità.

   Sei stato un buon prete, don Maurizio, e anche per tutto questo ti diciamo grazie.

   Il terzo: da quando s’è saputo della tua morte, sono stati in tanti, da tutto il Comelico, a dedicarti un pensiero con messaggi di cordoglio, di stima, di affetto, di riconoscenza. Quasi tutti hanno potuto leggere quelli su Facebook, veramente toccanti. Pensa però che c’è stato anche chi mi ha scritto privatamente. Sono stati i primi ad arrivare, i messaggi di quelli del classico «io in chiesa non entro di sicuro» o peggio… i messaggi dei cosiddetti “lontani” insomma. Credimi: sono tra le parole più limpide che io abbia potuto leggere in questi giorni.

   Cento: tanti sono i passi che separano la canonica di Campolongo dalla chiesa; raramente sei andato oltre. Eppure, rileggendo le parole di quei “lontani”, che evidentemente poi tanto lontani non sono, credo di farti il regalo più bello nel dirti qui, oggi, davanti a tutti “i vicini”, che lungo quei cento passi non hai sotterrato i talenti a te affidati, ma li hai fatti fruttare a dovere.

   «Bene dunque, servo buono e fedele, prendi parte alla gioia del tuo Signore!».

Lorenzo

 

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