La riflessione domenicale

Pubblicato giorno 13 marzo 2021 - In home page, In primo piano, Papa Francesco, Riflessione domenicale

4^ Domenica di Quaresima – B -

Letture: 2Cr 36,14-16.19-23 /Sal 136 / Ef 2,4-10 / Gv 3,14-21

Rivelatore, Dono, Giudice

4q   Chi è Nicodemo? Un giudeo colto e osservante, amico di Gesù che dialoga con lui volentieri… ma stenta a comprendere la rivelazione di Gesù e, alla fine, non capisce affatto. Fa a Gesù una domanda che è un’affermazione: dice quello che pensa lui. Noi sappiamo – dice – che sei un uomo venuto da Dio, ma in realtà non sa niente e resta all’oscuro. Le sue convinzioni gli impediscono di credere e conoscere.

   Gesù non è un profeta come altri. Non è un maestro che insegna la parola di Dio alla stregua di Nicodemo, che è pure un maestro in Israele. Gesù è molto di più: viene dall’alto. Per credere e conoscerlo occorre “nascere di nuovo”.

   L’uomo si trova in mezzo a forze che sono in conflitto fra loro: carne e spirito, alto e basso, luce e tenebre. L’uomo è prigioniero del primo livello, quello carnale, del livello più basso, oscurato dalle tenebre. Per passare al secondo livello deve diventare credente e riuscir a vedere Dio all’opera nella realtà quotidiana e nei segni che ci dà tutti i giorni.

   Insomma, l’uomo per credere deve lasciarsi innalzare, rivitalizzare dallo Spirito, illuminare dalla luce.

   Nicodemo rappresenta l’uomo che sa già tutto. Non è per niente in ricerca: sa già. Rappresenta l’uomo che non comprende. Alla fine scompare dalla scena (e non si sa se ha capito o meno): il suo posto lo può esser preso da un altro, dal lettore che cercherà di capire la rivelazione di Gesù meglio di lui.

   Gesù si rivela e parla come Figlio dell’Uomo disceso dal cielo, parla come Figlio unigenito e dice che bisogna credere in lui. Gesù parla di relazione con lui, di nuova esistenza, di avere cioè la vita e di venire alla luce.

    Gesù è il rivelatore di Dio: Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo.

   Gesù è il dono dato da Dio che ha tanto amato il mondo fino a dare il Figlio unigenito. Il dono del Padre è il Crocifisso: la Croce è dono e innalzamento. Il Figlio dell’Uomo è innalzato perché chiunque crede in lui abbia la vita.

   Gesù è il Giudice: Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede è salvato, chi non crede si autocondanna. L’incredulità rende incapace la persona di vedere la luce: la luce dà fastidio. L’uomo si allontana dalla luce e la rifiuta perché teme che le sue opere vengano condannate. Viceversa, chi opera la verità si avvicina alla luce.

   La tenebra è simbolo di tutto ciò che è male, odio, incredulità, peccato… Dio però non si rassegna a questa situazione, reagisce sempre con la compassione. L’ultima parola sulla storia non spetta all’infedeltà e alla morte: la porta del cuore di Dio rimane sempre aperta.

   Anche se l’uomo continua nei progetti di male, Dio tesse occasioni nuove e impensate di vita e di salvezza.

   Bisogna guardare la Croce (come gli ebrei guardavano il serpente di rame innalzato da Mosè). E non abbassare lo sguardo dal Crocifisso, ma guardarlo senza paura, per quanto sia uno spettacolo drammatico e che racchiude tutto il male di cui l’uomo è capace: lì si manifesta l’amore che giunge al limite estremo. Il colmo dell’umiliazione e dell’abbassamento coincide col massimo della dedizione. Così Dio ama il mondo! Fino a questo punto!

   La Croce, il rifiuto più drammatico di Dio da parte dell’uomo, quello che sembrava essere la vittoria dell’uomo su Dio, finisce per diventare la vittoria di Dio a nostro favore.

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