La riflessione domenicale

Pubblicato giorno 10 luglio 2021 - In home page, In primo piano, Riflessione domenicale

XV Domenica del Tempo Ordinario – B -

Letture: Am 7,12-15 /Sal 84 / Ef 1,3-14 / Mc 6,7-13

In cammino, sulle orme del Vangelo!

15TO   Cominciò a mandarli a due a due… Ma, come? I discepoli sono impreparati alla missione! Non sanno ancora bene chi è Gesù, eppure li manda a fare le cose che lui fa e a dire le cose che lui dice. È una missione che dura per un breve periodo. Anche per noi: dura una settimana. Quando il Signore dice Andate in pace!, alla fine della Messa, è per ritrovarci dopo otto giorni con lui. Non ci manda agli estremi confini della terra, ma ai confini del nostro paese e della vita di tutti i giorni. Non ci manda solitari, ma insieme, e il mondo in cui viviamo attende quello che ci portiamo dentro dopo essere stati con Gesù.

   Guarivano molti malati… ma si comincia dalla guarigione dei rapporti, cioè dalla comunione ritrovata. La tendenza è sempre quella di predicare conversione, ma per gli altri. Invece non gli altri devono cambiare, bensì noi dobbiamo cominciare per primi! È la vicinanza di Dio che cambia i rapporti, ed è questa vicinanza che dobbiamo annunciare, non a parole soltanto. La relazione, caratterizzata dall’amore vicendevole, viene prima di tutti i discorsi. L’amore vicendevole è il segno che si appartiene a Gesù: Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avrete amore fra voi.

   Ai suoi inviati Gesù consegna il suo stesso potere di debellare gli spiriti impuri. Vuol dire togliere tutto quello che offusca la dignità dell’uomo. Il cristiano che porta il Vangelo aiuta i fratelli a liberarsi dallo spirito di cattiveria, di violenza, di ciò che crea deviazione, dissociazione, devianza.

   Certo potrà far questo solo se egli, il cristiano, per primo, si sarà lasciato curare e guarire dalla parola del Vangelo.

   Il discepolo lascia trasparire in sé la sua relazione (più o meno perfetta) col Signore… come Gesù ha detto: Chi vede me, vede il Padre. Ogni discepolo porta non sé stesso, ma la relazione con Dio, che lo fa vivere. E non può continuare ad andare e impegnarsi se non torna a stare col suo Signore ogni otto giorni, per poi ripartire di nuovo.

   Nessun fardello inutile per il discepolo, ma solo il bastone, i sandali, una tunica. Si usa il bastone come appoggio o come difesa dalle vipere… Pensiamo piuttosto al bastone di Mosè, che ha diviso le acque del mare e ha fatto sgorgare l’acqua dalla roccia. Il discepolo ha la forza di Dio dalla sua parte: Dio lo sostiene e lo difende. Con questa forza affronta le situazioni, per quanto difficili possano essere.

   I sandali ricordano che il discepolo è un inviato, è sempre in cammino verso nuove mete.

   L’unica veste necessaria è l’essere rivestiti di Cristo (come dice S. Paolo): una veste che non si consuma mai. La verità della nostra relazione col Signore è la forza dell’evangelizzazione, non il dispiegamento di molti mezzi.

   Non dovranno portare pane, perché l’unico pane necessario è Cristo.

   E se i discepoli non saranno accolti? Scuotere la polvere dai sandali. Bisogna mettere in preventivo anche la possibilità che il Vangelo incontri il rifiuto e non sempre l’accoglienza. Non è una novità. Non c’è da scandalizzarsi.

   Scuotere la polvere attaccata ai sandali è un monito. Vuol dire: non vi portiamo via niente! Avete perso un’occasione, ma non conserviamo nessuna memoria del rifiuto opposto.

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