La riflessione domenicale

Pubblicato giorno 18 settembre 2021 - In home page, In primo piano, Riflessione domenicale

XXV Domenica del Tempo Ordinario – B –

Letture: Sap 2,12.17-20 /Sal 53Giac 3,16-4,3 / Mc 9,30-37

Sedutosi, si mise a insegnare…

XXVTO   Per la seconda volta Gesù preannuncia la sua passione: Il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini… Il discorso non è piacevole e i discepoli fanno finta di non sentire. Le mani degli uomini sono mani laboriose, mani benefiche, pronte a dare e a prendersi cura… ma anche mani sporche di sangue, violente o che accumulano a volte in maniera egoistica. Infatti saranno mani di uomini quelle che uccideranno il Figlio dell’uomo.

   Gesù ora attraversa la Galilea. Scende dal nord per iniziare il suo cammino verso Gerusalemme. Passo dopo passo si avvicina all’appuntamento decisivo della sua missione, che comporterà la sua morte, ma anche la risurrezione.

   I discepoli gli vanno dietro per niente convinti. I loro pensieri sono diversi, anzi contrari: pensano più alla loro carriera e ai primi posti. C’è incomprensione totale: c’è paura di chiedere spiegazioni, paura di affrontare l’argomento. C’è silenzio, c’è mutismo: interrogati, tacciono.

   La paura è un freno molto forte per un cristiano, ogni volta che vuol seguire Gesù. Gesù continua a invitare ad aver coraggio, a fidarsi, ad aver fede.

   Da parte sua non desiste dalla scelta di consegnarsi alle mani degli uomini. Si consegna agli uomini così come sono, imperfetti e peccatori, con mani che non accolgono o che lo strumentalizzano (se possono) quando cercano di trascinarlo dalla loro parte. Non ne faranno niente, perché le scelte di Gesù sono nette. A questo punto Gesù capovolge completamente il modo di pensare comune e dice: Se uno vuol essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servo di tutti. Questa è una delle affermazioni del Vangelo che non cessa di stupire, chiara, incisiva, dura.

   Questa volta i pensieri e i discorsi dei seguaci di Gesù vanno in tutt’altra direzione. Discutono tra loro su chi è il più grande. Cercano i primi posti. Vogliono apparire e imporsi sugli altri. Sono tutti segni di una profonda incomprensione della Croce.

   Ormai per Gesù la decisione è presa. Lui non recede dall’avvicinarsi al dono completo di sé, cioè al dono della vita per gli uomini. Ormai adesso il discorso si sposta sul comportamento dei discepoli e indica come essi stessi debbano percorrere la via di Gesù, che è quella della Croce.

   Non è facile (per nessuno) sintonizzarsi sulla lunghezza d’onda del Maestro che parla del dono di sé. Ma è un maestro che non perde la pazienza, minimamente: Sedutosi, chiamò i Dodici e si mise a insegnare… Gesù non recrimina, non si meraviglia della loro incomprensione. Gesù è molto comprensivo verso la fragilità umana e riprende il suo insegnamento.

   Questa volta prende un bambino in braccio e dice di accogliere i piccoli, tutti coloro che sono piccoli e deboli nella comunità. Questa volta non dice di farsi come bambini, ma di accogliere i più piccoli. Accogliere Gesù nei piccoli e nei deboli è la nuova misura.

   Nella comunità è grande chi accoglie. È più grande colui che è capace di prendersi cura della debolezza.

   Primi sì, ma nell’attenzione ai piccoli, ai deboli… Primi sì, ma nella cura per loro.

   Gesù è un maestro che non si impazientisce. Sa che occorre tutta una vita per entrare in sintonia con lui e chissà se ci riusciamo… almeno qualche volta!

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