La riflessione domenicale

Pubblicato giorno 13 novembre 2021 - In home page, In primo piano, Riflessione domenicale

XXXIII Domenica del Tempo Ordinario – B –

Letture: Dn 12,1-3 /Sal 15 / Eb 10,11-14.18 / Mc 13,24-32

Il senso della storia.

XXXIIITO   Vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria: è la vittoria del Regno di Dio che apparirà alla fine dei tempi, in tutto il suo splendore, ma ora rimane nascosta.

   Il Vangelo oggi usa il linguaggio cosiddetto apocalittico, che è immaginoso e anche impressionante (Il sole e le stelle cadranno…), ma sono espressioni che non vanno prese alla lettera.

   Questo discorso di Gesù non racconta la fine del mondo, ma il senso della storia.

   Non descrive le situazioni in cui verranno a trovarsi gli ultimi uomini, ma la nostra situazione di oggi e di ogni epoca: prevede persecuzioni, catastrofi e guerre. Anche al presente una marea sale di fatti negativi, catastrofi climatiche ed ecologiche, stragi causate da armi e non solo da malattie.

   Questa marea che rischia di sommergere rientra nel discorso apocalittico e mette in evidenza la domanda: quale esito avrà questa lotta tra il bene e il male? Quale sbocco avrà lo scontro tra Cristo e il maligno, tra l’amore e la prepotenza… a cui assistiamo quotidianamente?

   Molte volte l’esperienza sembra dire che il male vince e il bene perde, ma è così? In questo discorso (l’ultimo) Gesù non parla più della Croce (che è la legge del nostro presente e continua ad esserlo), ma parla del ritorno del Figlio dell’uomo (la conclusione finale a cui la Croce conduce).

   Il discorso apocalittico è difficile per il linguaggio, ma si complica ancor più per l’angolatura sbagliata con cui lo affrontiamo. Si pensa solo agli avvenimenti che chiudono la storia: fine del mondo, ritorno del Signore, giudizio ultimo… invece il discorso non tratta solo di questo.

   Il discorso va capovolto. A partire dalla certezza del ritorno vittorioso del Signore e del suo giudizio finale, occorre concentrare l’attenzione sul nostro presente nel quale viviamo.

   Gli avvenimenti finali illuminano tutto. Sono avvenimenti sicuri e consolanti, ma su di essi c’è poco da dire. Molto più c’è da dire invece sugli avvenimenti che accadono prima: gli avvenimenti di sempre, quelli già accaduti e che accadono ancora. Come affrontarli? Il discorso di Gesù riguarda questo.

   Accanto a un avvenimento che incute timore (come il giudizio) c’è un secondo elemento che costituisce una consolazione per il credente: è il trionfo del Figlio dell’uomo. Il duplice aspetto: giudizio e salvezza, timore e consolazione, addita al popolo scoraggiato le ragioni della fiducia. Proprio nel tempo dell’angoscia, il popolo sarà salvato. Il Vangelo ricorda che siamo incamminati verso il compimento che il Signore stesso realizzerà, come è vero che le sue parole non passeranno. Vediamo l’inconsistenza di tante nostre realizzazioni: tutto è destinato a dissolversi, ma tutto di noi va innestato sull’albero rigoglioso che è la vicenda di Gesù. A tratti ci sembrerà di essere nell’aridità invernale, ma lo sguardo di fede coglie le prime gemme della primavera. Per questo Gesù ripete: imparate dalle piante (dal fico quando germoglia).

   Si diventa persone di speranza. Per avere speranza, occorre conoscere e incontrare il Padre di Gesù: gli abbiamo detto con le parole del salmo: Nelle tue mani è la mia vita! E se posso dire che la mia vita è nelle sue mani, la paura è vinta (anche se la sofferenza rimane, perché la nascita del mondo nuovo è sempre dolorosa). Le letture parlano di astri che cadono, ma d’altra parte anche di stelle che si accendono: I saggi risplenderanno come il firmamento. Signore, ravviva la nostra speranza nel germoglio primaverile di Cristo!

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