La riflessione domenicale

Pubblicato giorno 20 novembre 2021 - In home page, In primo piano, Riflessione domenicale

XXXIV Domenica del Tempo Ordinario – B – SOLENNITÀ DI CRISTO RE DELL’UNIVERSO

Letture: Dn 7,13-14 /Sal 92 / Ap 1,5-8 / Gv 18,33-37

Io sono Re!

XXXIVTO   Gesù è consegnato a Pilato: La tua gente e i tuoi capi ti hanno consegnato a me! In realtà è stato il Figlio di Dio a consegnarsi agli uomini e se Dio si mette nelle mani degli uomini, rischia di diventare merce di scambio. Vediamo Gesù passare di mano in mano da Giuda alle mani di Anna e Caifa, da Caifa a Pilato, da Pilato ai flagellatori e poi ai crocifissori. Insomma, Gesù si consegna alle mani degli uomini, alle mie, alle tue, a quelle di ciascuno.

   Sballottato di qua e di là, Gesù non protesta, non accusa, non si difende. Il suo atteggiamento imperturbabile diventa una provocazione forte: non per quelli che si prendono gioco di lui, ma per Pilato, che crede di essere padrone della situazione ma non lo è. Pilato ha paura della verità. È schiavo degli umori della folla e dei suoi interessi di carriera.

   Dio invece è sommamente libero e disinteressato. Il Padre consegna per amore il Figlio all’umanità: Dio ha tanto amato il mondo da dargli il suo Figlio.

   Lo ha consegnato alle mani premurose di Maria, alla saggezza di Giuseppe e al silenzio degli anni del nascondimento a Nazareth.

   Gesù è consegnato all’umanità sofferente, bisognosa di essere risanata nel corpo e nello spirito.

   Gesù è consegnato ai discepoli che un po’ si fidano, poco lo comprendono, alla fine lo abbandonano e tradiscono.

   È consegnato alla Croce per accogliere e abbracciare tutti, anche quelli che non sanno quello che fanno.

   Si direbbe che la gente non sa che farsene di un Dio così, che si dona, che si consegna per amore invece di imporsi… Per questo lo scarica, lo tradisce, lo rinnega, lo abbandona.

   Nel processo a Gesù c’è l’accusa. Pilato gli contesta: Sei il re dei Giudei? Agisce correttamente secondo le regole del diritto romano: Che cosa hai fatto?

   Gesù gli risponde precisando per ben due volte: Il mio regno non è di questo mondo. E aggiunge: Io sono re. Sono venuto nel mondo per rendere testimonianza alla verità.

   La verità è il progetto di Dio sul mondo, sull’umanità, sulla storia. Questo fa paura ai detentori del potere e anche a ogni uomo che non accetta cambiamenti.

   Con questo finisce sul banco degli imputati ognuno dei presenti, a cominciare da Pilato e poi anche tutti i lettori del Vangelo.

   Non si tratta della verità che coglie tutti in castagna, come si dice, e mette in pubblico le malefatte di tutti. La “Verità” è un’altra. È quella con la maiuscola, diversa: è il progetto di amore di Dio.

   L’amore di Dio verso gli uomini non è capito. Il suo progetto di amore non è accolto, non è assecondato. Spesso noi si fa il contrario. Si è poco disinteressati, poco gratuiti. Al contrario di quello che Dio fa, noi, non sentendosi ricambiati del bene, spesso si perde la voglia di fare del bene.

   Il processo a Gesù è sempre in atto. Il testimone della Verità è sempre accusato. Dopo aver parlato, Gesù tace. Dopo aver detto la verità, Gesù sta in silenzio davanti a quelli che lo accusano, sparlano, reagiscono male, lo crocifiggono.

   Il silenzio di Gesù aspetta la nostra risposta. La sua parola aspetta di essere creduta, il suo dono aspetta di essere apprezzato, il suo Vangelo aspetta di cambiare la vita del mondo.

   Che ne farà ognuno di questo Dio che si consegna nelle nostre mani?

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