La riflessione festiva

Pubblicato giorno 31 dicembre 2021 - In home page, In primo piano, Riflessione domenicale

1° gennaio – MARIA SANTISSIMA MADRE DI DIO

Letture: Nm 6, 22-27 /Sal 66 / Gal 4,4-7 / Lc 2,16-21

C’è Maria, accanto ai pastori.

1GEN   Vediamo il tempo che passa… Abbiamo nel nostro DNA un doppio modo di pensare il tempo che passa, quello che risale alla Bibbia e quello ereditato dagli antichi Greci e Romani. Per la Bibbia il tempo è un lungo fiume: la storia della salvezza. Gli antichi avevano una visione diversa: il famoso mito del tempo che divora i suoi figli… idea malinconica e poetica, pagana e fatalistica sotto lo sguardo indifferente degli dei.

   Il Dio biblico invece ha a cuore la sorte del suo popolo. Mantiene la memoria dei suoi amici perché è il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe. È il Dio che entra nella storia degli uomini e la riscatta, redime la vita dell’uomo e le dà vigore, la rilancia verso un futuro messianico pieno di speranza: è il futuro di Gesù che è venuto e ci cammina davanti.

   È un’idea grandiosa che sembra adatta a persone colte, studiate… è invece una parola detta alla gente più umile di Betlemme. I pastori, di ritorno dal Bimbo deposto nella mangiatoia, raccontano un fatto mai sentito: il Salvatore e Messia è nato uomo come noi. Il potente Signore del mondo è nella persona di un bambino piccolo, che chiede di essere nutrito e accudito.

   A noi oggi è chiesto di metterci nel cammino di ritorno insieme ai pastori e di raccontare, sul nostro percorso di vita, del Dio umile e della forza che si attinge dalla sua presenza. A proposito della mangiatoia del presepio, provate a cercare se il Vangelo parla del bue e dell’asino: non ci sono mica! Eppure sono sempre ben in vista nei nostri presepi. Provengono da un lamento del profeta Isaia: Il bue e l’asino conoscono la mangiatoia del loro padrone, ma il mio popolo no. Andiamo dunque alla mangiatoia del presepio e soprattutto alla tavola offerta dal Signore Gesù quando ci convoca alla sua Cena.

   La convocazione del Signore è raggiungibile da chiunque: non è mica chissà dove! Lì si sente una parola “altra” ma semplice come i pastori. Lì si impara che piccole luci, impercettibili, sono disseminate nel corso del tempo e orientano bene il cammino.

   La storia della salvezza continua: Dio l’ha iniziata prima di noi e continua a condurla insieme a noi suo popolo. I segni disseminati da Dio sui tornanti dei secoli sono tanti: alcuni più luminosi degli altri, ma anche quelli poveri e semplici, se riconosciuti e accolti, sono fecondi di vita.

   Pellegriniamo come i pastori sulla strada della vita. Essi, dopo aver visto e udito, portavano una parola che non era loro: l’avevano udita dal Signore. Riportavano e raccontavano come era stato detto loro (non a caso questa frase è ripetuta 2 volte).

   C’è Maria, accanto ai pastori. È nell’atteggiamento del custode: Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose meditandole nel suo cuore. È l’azione (custodire) di chi sa di essere depositario di un bene prezioso.

   Tornando dalla tavola della Santa Cena siamo custodi anche noi di un bene prezioso che merita attenzione. Custodirlo vuol dire averlo sempre sotto lo sguardo e tenerlo come punto di riferimento costante.

   Gli auguri di Dio per l’anno nuovo sono contenuti nella sua benedizione. Sul nostro camminare nel tempo scende la benedizione del Signore. L’esistenza è fatta di tanti frammenti preziosi, che sono i segni piccoli (e a volte grandi) della presenza di Dio… e sono segni preziosi per tutti noi le indicazioni che ci vengono ogni domenica dalla parola di Dio.

   Gli auguri del Signore sono una certezza che la vita con lui sarà un percorso di grazia, un percorso luminoso, rischiarato dalla sua luce.

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