La riflessione domenicale
Pubblicato giorno 22 gennaio 2022 - Papa Francesco
III Domenica del Tempo Ordinario – C –
Letture: Ne 8,2-4.5-6.8-10 / Sal 18 / 1Cor 12,12-30 / Lc 1,1-4; 4,14-21
Dio sta dalla parte dell’uomo.
Lo Spirito scese su Gesù nel suo battesimo. Dopo averlo spinto nel deserto per metterlo alla prova, ora lo spinge a iniziare la sua missione in mezzo alla gente.
È il medesimo Spirito che suggerisce anche il contenuto della missione. Si tratta del programma che Gesù stesso espone nella sinagoga di Nazareth. È quello il programma di Dio, quell’intervento atteso e desiderato, promesso dai profeti.
Gesù lo rilegge nelle parole di Isaia e dice che “oggi” le promesse di salvezza e di liberazione per tutti gli uomini si attuano in lui, davanti ai loro occhi. È lui al centro dell’attenzione di tutti nella sinagoga. È lui che comincia l’opera di Dio e dice: Oggi si è compiuta questa scrittura… con questo programma. Oggi inizia a compiersi e continua a compiersi perché il suo “oggi” non è ancora concluso dopo duemila anni.
Letto il brano di Isaia, Gesù non è stato lì a fare il commento, come fanno i predicatori, ma attira l’attenzione sull’evento che si compie: è la sua venuta. Il consacrato dello Spirito è lui. L’attenzione passa dalla Scrittura letta al lettore: Gli occhi di tutti sono fissi su di lui.
Con la presenza di Gesù, l’attesa dei profeti è finita, è compiuta e rimane compiuta.
Quando Gesù dice “oggi” è compiuta la Scrittura, dice che inizia un tempo nuovo di grazia che l’umanità ha iniziato e non ha ancora finito di attraversare. L’oggi di Gesù si prolunga nel tempo ed è tuttora in pieno svolgimento: il nostro tempo è l’oggi di Dio.
Gli ebrei attendevano nel futuro il tempo adatto per la trasformazione: il cristiano sa che il Messia rende possibile il mondo nuovo, che è già qui, è già all’opera.
La pagina di Isaia, letta da Gesù, dice bene da che parte sta Dio. Annuncia che i poveri hanno la lieta notizia, i prigionieri e gli oppressi hanno la liberazione e i ciechi la vista. Insomma, Dio sta dalla parte di ogni uomo disprezzato e spregevole, resosi tale per proprie scelte sbagliate o per prevaricazioni dei più potenti (o prepotenti).
Si vede da che parte Dio sta. Non si pensi subito che sta da una parte e non dall’altra: Dio sta dalla parte dell’uomo.
Si può ben dire che, attraverso Gesù, Dio conosce sulla sua pelle le amare esperienze di tanti.
Nella lettera ai Corinzi, di cui abbiamo letto un lungo brano, l’apostolo Paolo consegna il programma di Dio (e del Messia) alla comunità cristiana. Quando parla delle membra più deboli del corpo, dice che Dio vuole si conferisca maggiore onore a chi non ne ha; dice che Dio chiede di circondare di maggior rispetto tutto ciò che non sembra onorevole. Dio ci ha fatto comprendere che proprio ciò che è debole è, in realtà, ciò di cui più abbiamo bisogno.
Quale uomo non ha mai fatto esperienza della debolezza, non ha avuto bisogno di essere svincolato da qualcosa che opprime e soffoca?
Non è detto però che uno accetti di vedere il suo limite. Non è facile ammettere la propria vulnerabilità.
Ma qui nasce una speranza nuova: dal sapere che Dio ha scelto di avvicinarsi a me, alla mia condizione… non per lasciarmi come mi trova, ma per mettere in movimento energie nascoste, altrimenti sconosciute a me stesso.
Sappiamo quanta forza possa darci sapere di essere amati così da Dio.