La riflessione domenicale

Pubblicato giorno 29 gennaio 2022 - In home page, In primo piano, Riflessione domenicale

IV Domenica del Tempo Ordinario – C –

Letture: Ger 1,4-5.17-19 / Sal 70 / 1Cor 12,31-13,13 / Lc 4,21-30

Il Padre ama il Figlio perché noi amiamo i fratelli.

[LADOMENICA - 56]  LADOMENICA/PAGINE ... 1 - 04/01/22   Nell’antichità era di moda tessere l’elogio della virtù. Platone elogia la passione: se c’è passione nello studio, nel lavoro, nelle cose che si fanno… c’è risultato.  Sparta (battagliera) elogia la forza, la vigoria fisica. Altri elogiano la libertà… Anche Paolo fa l’elogio di una virtù, quella che rimane per sempre: è l’amore disinteressato della carità come la vivono una madre e un papà, col dono gratuito di sé ai figli.

   Chi ci mette passione nelle cose cerca, in fondo, la realizzazione di sé. Chi vive l’amicizia cerca di essere corrisposto (e quando non è ricambiato, lascia). L’amore puro e disinteressato è l’amore di Dio, quello che Dio ha con noi. Chi ha un amore simile a quello di Dio accoglie l’altra persona non perché simpatica, bella, profumata ma semplicemente perché esiste. Così è l’amore di un genitore per il figlio. È l’amore di Dio.

   Desiderate i carismi più grandi, e allora vi mostro la via più sublime. S. Paolo dice che bisogna conoscere un’altra via da percorrere, più sublime, più necessaria… La via è cosa molto importante per noi preoccupati, angosciati per la nostra viabilità locale. I cristiani, prima di essere chiamati cristiani, erano chiamati quelli della “via”. S. Paolo correva a Damasco a catturare “quelli della via”. Dice: Se parlassi le lingue, conoscessi i misteri, avessi una fede da trasportare le montagne, mi gettassi nel fuoco per gli altri… ma non lo facessi per amore (non avessi la carità) sarei niente! Se parlassi tutte le lingue… il verbo greco è “alalazo” e oggi si traduce “blablabla”.

Se parlassi le lingue degli angeli: è la liturgia, il Santo, santo… ma non avessi la carità, farei una liturgia senza amore, sganciata dalla vita, o addirittura in contrasto con la vita… Su questo c’erano già le condanne dei profeti.

S. Paolo dice che l’amore è: magnanimo e benevolo. Così appare Dio nella Bibbia: magnanimo, cioè “di ampio respiro”. Non ha il fiato corto ma enorme calma e un ottimo sentire interno. Un amore alterato (col fiato corto) incide negativamente nelle relazioni con gli altri, ma anche con sé stessi. Dio ha amore ampio, ha “viscere di misericordia” per tutti gli esseri. È benevolo: Dio, e chi è come lui, è capace di fare il bene e di guardare con bontà, senza indugiare su ciò che è negativo.

Paolo poi dice quello che l’amore non è. Sono 8 le cose che l’amore non fa: non invidia, non si vanta, non si gonfia d’orgoglio, non manca di rispetto, non cerca il proprio interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia. Non invidia… L’invidioso non guarda quello che ha, ma quello che gli altri hanno e a lui manca, fino a star male.

   Improvvisamente Paolo passa dai verbi negativi a quelli positivi: L’amore non gode dell’ingiustizia ma si rallegra della verità. Tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. Tutto sopporta: vuol dire che l’amore non reagisce alle difficoltà in modo istintivo e sconsiderato, ma cerca di comprendere, prima di tutto, e poi cerca di agire con ponderatezza. Reagire in maniera esagitata è una tendenza purtroppo diffusa oggi, in una società presa dalla fretta.

   Il Comelico è abituato da sempre a sopportare i disagi della montagna: emarginazione, viabilità, emergenze climatiche… Dobbiamo affrontarli insieme, come ci è sempre stato insegnato. Ci si riuscirà meglio se non ci si dimentica di guardare alla via di Dio, la via più sublime – come dice S. Paolo – e che è questa: il Padre ama il Figlio perché noi amiamo i fratelli.

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