La riflessione domenicale

Pubblicato giorno 12 febbraio 2022 - In home page, In primo piano, Riflessione domenicale

VI Domenica del Tempo Ordinario – C –

Letture: Ger 17,5-8 / Sal 1 / 1Cor 15,12.16-20 / Lc 6,17.20-26

Beati voi!

VITO   Le Beatitudini formano il “Discorso della Montagna” in Matteo, sono il “Discorso della Pianura” in Luca. È questo che abbiamo letto. Come abbiamo sentito, Gesù ha davanti una folla proveniente da ogni dove: dalla Giudea e anche da fuori, da regioni pagane. Di fronte a questa moltitudine, Gesù pone un’altra piccola folla di discepoli. Gesù non vuole che i suoi siano un gruppo isolato, in disparte, vuole che siano una comunità collocata in mezzo al mondo: una comunità in ascolto della Parola di Dio, da una parte, e in ascolto della gente, dall’altra. Quella che Gesù annuncia è una parola che rovescia ogni valutazione comune: i poveri contano molto presso Dio; ad essi appartiene il regno di Dio. Agli occhi di Dio è beato chi è povero, chi è affamato, chi piange e chi è respinto, mentre è da compiangere chi è nella sazietà, chi ride, chi gode della stima del mondo. Precisazioni sono necessarie… Il povero non è beato per la sua situazione di indigenza dalla quale deve far di tutto per venirne fuori. Ma è beato perché anche in quella condizione non cessa di vivere affidato al Signore. È beato non nel senso che sia felice, ma è rassicurato dal suo agire conforme alla Parola di Dio ed è consapevole di essere amato dal Signore, in qualunque condizione si trovi. Seconda precisazione: Guai a voi ricchi, che ora siete sazi, che ridete, perché avete già ricevuto la vostra consolazione. Costoro sono da compiangere perché presumono di sé, confidano solo in sé, si sentono autosufficienti. Hanno rimosso dalla mente il Signore al quale devono la loro origine e sussistenza. Gesù ripete il lamento di Geremia sulle vite sbagliate e condannate all’insignificanza e alla solitudine. Chi invece confida nel Signore è come albero piantato vicino al ruscello. Non si dà pena nella siccità e non smette di produrre frutti.

   Gesù ha vissuto per primo queste beatitudini dei poveri, perché ha sofferto la privazione, la fame, la persecuzione.

   Gesù non dice ai poveri di farsi giustizia direttamente, ma che ad essi appartiene il Regno. E questa promessa non è al futuro, ma al presente: Beati voi, poveri, perché vostro è il regno di Dio. Il discorso che Gesù fa è religioso, non politico, ma proprio da questo valore religioso viene il diritto dei poveri ad avere giustizia e a procurarsela poiché sono amati da Dio e sono ingiuste le emarginazioni in cui sono stati confinati.

   Noi siamo beati… non in quanto poveri o affamati, ma quando questa condizione di ingiustizia e precarietà non impedisce di essere signori.

   Chi condivide il poco, e non tiene per sé, è signore. Chi dona il suo avere e il suo sapere è beato ed è veramente signore.

   Gesù con queste beatitudini invita la sua comunità di discepoli ad amare i poveri, ad aiutarli, a mettersi dalla loro parte. Come contano presso Dio, così devono contare presso la sua comunità.

   Il racconto dice che Gesù alzando gli occhi verso i suoi discepoli ha pronunciato le beatitudini. Le sue parole sono rivolte a chi è già discepolo e non le dice in privato, nel chiuso di una casa, ma davanti a tutti.

   Questo vuol dire che il vero discepolo deve mettersi in strada e camminare con la gente del suo tempo. Deve fare strada coi diseredati che hanno circondato Gesù e anche oggi riempiono il mondo.

   Il vero discepolo li guarderà con occhi nuovi, anzi, proprio con gli occhi di Dio.

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