La riflessione domenicale

Pubblicato giorno 14 maggio 2022 - In home page, In primo piano, Riflessione domenicale

V DOMENICA DI PASQUA – C –

Letture: At 14,21-27 /Sal 144 /Ap 21,1-5 /Gv 13,31-35

Ecco, io faccio nuove tutte le cose.

   Leggiamo oggi in Apocalisse: Io Giovanni vidi un cielo nuovo e una terra nuova. Non si tratta di un miraggio né di un’allucinazione, ma di un sogno: è il sogno di Dio, uno di quelli che si realizzano un po’ alla volta, non un sogno che svanisce aprendo gli occhi sulla realtà alzandosi la mattina. È il sogno di Dio, di Colui che siede sul trono e disse: Ecco, io faccio nuove tutte le cose. È importante questa parola “nuovo”: il Vangelo oggi parla di “comandamento nuovo” consegnato a questa “terra nuova”, ai cieli nuovi e alla terra nuova visti dall’autore di Apocalisse. (Oggi si parla di “Comelico nuovo”).

Il mondo nuovo sognato da Dio, non mettiamolo subito nell’al di là, perché comincia già nell’al di qua. È già cominciato perché Gesù dice: Ora il Figlio dell’Uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. Che vuol dire? Vuol dire che la forza vittoriosa di Dio si manifesta col suo stile di far fronte al male e alla deriva del male.

Gesù non tenta di evitare quello che sta per succedergli. Egli è glorificato, perché Dio si manifesta in tutto il suo splendore, e dice chi lui è, realmente! Lui continua ad amare anche chi gli oppone il rifiuto. Giuda se ne va, avvolto nell’oscurità del suo tradimento, ma Dio mostra fino all’ultimo di opporsi al male con parole di bontà e col dono della sua amicizia a Giuda. È il nostro peccato a rivelare la grandezza del cuore di Dio. Aspettiamo dunque con fiducia che la luce di Dio sia manifestata nelle tenebre, anche in quelle del momento presente! Gesù fa dono di sé fino alla Croce: la Croce diventa giudizio e condanna per chi rifiuta le vie di Dio, ma diventa per il discepolo la possibilità di una nuova presenza del Signore. Ecco perché il Vangelo vede nel Crocifisso la gloria, cioè la grandezza dell’amore di Dio e non la sconfitta di Dio.

Se si continua col dispiegamento di forze, se si ritira la speranza e il nostro favore anche da chi sbaglia, non si vede la nuova terra sognata da Apocalisse, ma si resta nella terra di prima: non si vede altra via d’uscita. La terra nuova del Signore risorto fatica a farsi intravvedere se si continua a pensare come Giuda, che vedeva la vera glorificazione di Gesù nel potere e nella forza. Gesù va in tutt’altra direzione:

   Vi do un comandamento nuovo, che vi amiate gli uni gli altri. Per comandamento si intende il progetto di Dio e il dono di Dio stesso che ci rivela come Dio che ama…(comandamento da intendere come parola e non come legge, come esperienza di amore e non come precetto o dovere soltanto).

   Come io ho amato voi, amatevi gli uni gli altri, dice Gesù. L’unità di misura è molto ampia, proprio sconfinata: amare come Gesù, amare gli altri con la sua misura. È più facile mettere confini che allargare gli orizzonti e accettare che il cuore sconfini. Siamo abituati a pagare quello che è giusto e siamo poco abituati a sovrabbondare. Il bisogno reale dell’altro diventa misura per il mio amore.

Due gesti aveva compiuto Gesù prima di dire amatevi come io ho amato voi. Il gesto di umile servizio di lavare i piedi ai discepoli: un servizio che aveva caratterizzato tutta la vita di Gesù. Un altro gesto è stato il boccone intinto e dato a Giuda per amicizia nel tentativo estremo di ricuperarlo, quando il male era sul punto di scatenarsi. Dio rivela che per nessun motivo al mondo ritirerà mai la sua offerta di amicizia.

   Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avete amore… Amore non solo quando capita, ma facendo in modo che capiti sempre. Così passa la terra di prima, quella dell’uomo che è lupo all’uomo. Allora Dio vedrà il suo sogno realizzarsi: Ecco, faccio nuove tutte le cose.

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