La riflessione domenicale
Pubblicato giorno 13 dicembre 2025 - In home page, In primo piano, Riflessione domenicale
III DOMENICA DI AVVENTO -A- “GAUDETE”
Letture:
Is 35,1-6.8.10 /Sal 145 /Gc 5,7-10 /Mt 11,2-11
Gesù: attenzione alla sofferenza umana.
Giovanni Battista si trova in carcere. Ha tempo di pensare. Sente l’eco di quanto Gesù fa e dice, ma non gli pare che le azioni del Cristo corrispondano del tutto alle sue aspettative.
Giovanni è preso da qualche dubbio.
Ci sorprende che il forte profeta, che predica conversione alla gente, debba fare anche lui una retromarcia, più precisamente una conversione del pensiero per capire meglio e modificare qualcosa.
Nasce in Giovanni una domanda e viene recapitata a Gesù: Sei tu colui che deve venire, o dobbiamo aspettare un altro?
Aveva annunciato il Messia in termini vigorosi: Vi battezzerà in Spirito santo e fuoco, raccoglierà il grano e brucerà la paglia, taglierà gli alberi improduttivi.
Questa la lieta notizia di Giovanni che era pur sempre vangelo di speranza e di cambiamento.
Ma le opere del Messia non sembrano corrispondere alle parole del Battista: non tiene in mano la pala per far pulizia ma con le sue mani apre gli occhi ai ciechi; non ha il fuoco per bruciare ma avvicina i lebbrosi con calore di umana compassione; non ha parole che tagliano le gambe, ma che rimettono in piedi gli zoppi; non bastona né umilia, ma dà speranza ai poveri; ha parole di vita che risuscitano i morti e rialzano i caduti.
L’attenzione di Gesù non punta al giudizio sulle malefatte, ma guarda alla sofferenza umana.
Quello che Gesù sente nell’incontrare la gente è la misericordia viscerale che lo porta a guarire le malattie di un popolo abbandonato come gregge senza pastore.
La domanda è netta: Sei tu colui che deve venire, o dobbiamo aspettare un altro?
Gesù avrebbe potuto rispondere: «Sì, Giovanni. Sono io l’Inviato perché anch’io come te predico la conversione, la remissione dei peccati, la venuta del regno di Dio… Come te esigo frutti positivi e chiamo “razza di vipere” gli ipocriti».
Ma Gesù non percorre la via sicura della continuità col suo maestro, il Battista.
La via di Gesù è quella della differenza, della novità, della rottura.
Gesù sa che il lieto annuncio di Dio e la sua compassione rivolta ai malati, ai poveri e peccatori suscita ammirazione ma anche incomprensione (perfino scandalo) nei contemporanei. Per questo afferma: Beato chi non trova motivo di inciampo in me!
Anche il profeta Elia aveva dovuto convertirsi a un Dio misericordioso. Aveva dovuto riconoscere la presenza di Dio nella brezza leggera anziché nel fuoco divorante.
La conversione di Giovanni sta nel riconoscere Gesù così come l’aveva predetto: Più grande di lui.
Riconoscere davanti alle opere di Gesù che il suo Vangelo è più grande… che lui, Gesù, deve crescere e lui, invece, diminuire.