La riflessione domenicale

Pubblicato giorno 13 febbraio 2026 - In home page, In primo piano, Riflessione domenicale

VI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO -A-

Letture:

Sir 15,16-21 /Sal 118 /1Cor 2,6-10 /Mt 5,17-37

La Parola ci rende vivi.

   Abbiamo ascoltato le Beatitudini assieme alla gente che c’era. Continuiamo di domenica in domenica a metterci alla scuola del regno dei Cieli. Gesù traccia la linea da seguire: Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno.

Davanti agli ascoltatori c’è la Legge, che ha come emblema i Comandamenti da osservare, ma ci sono anche i Profeti che vanno oltre la Legge e hanno di mira l’amore e la misericordia.

Gesù mette davanti l’esempio dei farisei che hanno solo la Legge e non danno peso ai Profeti. La Legge non è da affossare, ma da superare: con l’ascolto dei Profeti. Si va oltre la legge per vivere l’anima della religiosità.

Il Vangelo fa degli esempi.

Non basta “Non uccidere”, perché si uccide anche senza coltelli o pistole. Si può eliminare qualcuno emarginandolo o dimenticandolo.

Si può ferire il fratello andando in collera con lui, ma anche con una parola, un insulto, col disprezzo. Per queste forme di omicidio o femminicidio nessuno verrà arrestato, ma le ferite e le offese restano e non sono così facili da guarire.

Quando Papa Leone invita a disarmare il linguaggio, si riferisce a questo: all’esercizio del controllo del nervosismo, degli scatti di rabbia… pensa all’esercizio della pazienza, del rispetto, della misura di ogni parola…

Abbiamo capito. Col semplice atteggiamento si può far vivere e uccidere. Con una parola apparentemente innocua come “stupido” si può ferire mortalmente.

Per fortuna il rimedio ci può essere. È la riconciliazione. Dirsi: Ho sbagliato. Scusa! Non è la fine del mondo, anzi un nuovo inizio.

Gli esempi che il Vangelo fa continuano.

Non commettere adulterio”. L’infedeltà all’amore può avere un nome tra i desideri che abitano il proprio animo.

Occorre distinguere bene e non darsi per spacciati. “Ma io vi dico…” dice Gesù! Puoi essere persona capace di fedeltà.

La tua buona volontà ci vuole, anche se conta fino a un certo punto. La tua forza comunque viene dall’alto.

Uno cerca di darsi coraggio e troncare ciò che è di ostacolo alla moralità e alla sincerità. Il Signore dà la forza di rinunciare, di cavare, amputare… Bisogna chiedere la capacità di rimediare per vivere nella rettitudine e nella verità.

Non dire il falso”. Gli esempi continuano perché, a render vivi, è anche l’uso della parola.

Il linguaggio sincero, chiaro, univoco vuole che il tuo sì sia sì e il tuo no sia no.

Anche questo vale per quella giustizia superiore che Gesù chiede se vuoi essere suo discepolo.