La riflessione domenicale

Pubblicato giorno 26 aprile 2026 - In home page, In primo piano, Riflessione domenicale

IV DOMENICA DI PASQUA -A-

Letture:

At 2,14.36-41 /Sal 22 /1Pt 2,20-25 /Gv 10,1-10

Gesù custode della porta del nostro cuore.

 In questa domenica 4di Pasqua c’è il tema del Buon Pastore. Gesù è stato pastore del suo gruppo prima della Pasqua: ha dato la vita per i suoi.

Anche dopo la morte e la risurrezione ha fatto il pastore dei suoi: si è fatto presente in mezzo a loro la sera di Pasqua, quando erano radunati, ha cercato la pecora smarrita Tommaso, ha rincorso i due di Emmaus che se ne stavano andando… A più riprese ha parlato ai suoi e li ha istruiti prima di mandarli nel mondo.

Gesù ha esperienza delle pecore e dei pastori palestinesi.

In un grande recinto tutte le pecore erano radunate e la mattina uscivano dietro al loro pastore, conoscendone la voce. Gesù conosce anche i ladri, i falsi pastori che scavalcano il recinto per rubare le pecore.

L’allarme era stato lanciato dal profeta Ezechiele, polemico coi falsi pastori di Israele, che avevano costantemente tradito il popolo di Dio. Perciò, diceva Ezechiele, Dio stesso interverrà e svolgerà personalmente i compiti del pastore del suo popolo: Cercherò la pecora perduta, ricondurrò la smarrita, fascerò quella ferita, fortificherò la debole.

Eserciterà la giustizia, non tollererà che i deboli siano trascurati, non permetterà agli arricchiti di calpestare gli impoveriti. La vera giustizia non privilegerà nessuno.

Fin qui Ezechiele, che però vede nel futuro il Messia. Sarà un pastore ideale: Susciterò loro un pastore che li condurrà. Egli sarà il loro pastore.

Il “Buon Pastore” è personaggio positivo, ideale.

È messo a confronto coi falsi pastori che sono: il ladro, l’estraneo, il mercenario.

Scopo di questa opposizione (polemica) è indicare le qualità del vero pastore (che è Gesù) e le pecche dei falsi pastori (che sono gli oppositori a Gesù).

Il racconto allegorico non riguarda soltanto al Pastore – Gesù, ma riguarda anche alle pecore del gregge. Quando il pastore le conduce fuori dal recinto, cammina davanti. Le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguirebbero, anzi lo fuggirebbero, perché non conoscono la voce degli estranei.

La giornata inizia dunque col Pastore che chiama, ma le pecore devono già aver conosciuto la sua voce, c’è già prima una conoscenza reciproca tra il vero pastore e le pecore.

Ci dev’essere già una comunione di pensiero e di vita insieme con Gesù… e se non c’è già, si può e si deve sempre ricominciare.

Il Vangelo insegna che bisogna sempre ricominciare da capo a conoscere Gesù, e a frequentarlo. Infatti il Vangelo che abbiamo letto annota subito che gli uditori non compresero queste parole.

Gli uditori erano certamente i farisei, ma è una situazione normale, che capita spesso nel Vangelo di Giovanni, dopo i discorsi pubblici di Gesù.

Anche l’incomprensione può servire a capire meglio. Gesù non fa nessun rimprovero, ma riprende il discorso e spiega…