La riflessione domenicale

Pubblicato giorno 29 maggio 2026 - In home page, In primo piano, Riflessione domenicale

SOLENNITÀ DELLA SS. TRINITÀ -A-

Letture:

Es 34,4-6.8-9 /Dn 3,52-56 /2Cor 13,11-13 /Gv 3,16-18

Dio ci parla di sé.

   Parlare di Dio è cosa impossibile. È Dio stesso che ci parla di sé.

Il Vangelo ci ha fatto vedere il tentativo di Nicodemo che dice a Gesù: Sappiamo che sei un profeta venuto da Dio… Nicodemo crede di poter trattare con Dio alla pari, come con un personaggio famoso, grande, ma non capisce granché di quello che gli risponde.

Gesù è più di un profeta o di un Rabbì. È il rivelatore di Dio, come si legge sempre nel Vangelo di Giovanni: Dio, nessuno l’ha mai visto. Il Figlio unigenito che è Dio ed è nel seno del Padre: lui ce l’ha rivelato.

Dio ci parla di sé. Dio ha una storia da raccontare. Dio vive dentro la storia umana. Gesù ce la racconta così: Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito.

Dio ha dato il Figlio. Questo è atto più grande della creazione stessa del mondo. In principio Dio ha dominato il caos del mondo con la forza della sua parola creatrice. Nella pienezza dei tempi Dio entra nel caos umano mandando il Figlio. Dio entra con la fragilità dell’amore che abbraccia l’umanità.

Creare il mondo è costato a Dio soltanto una parola. Redimere il mondo gli costa il Figlio. Redimere il mondo e rimetterlo in sesto è l’impresa che non è impossibile a Dio. Dio si accinge a fare quest’impresa inviando il Figlio nel mondo e con questo rivela chi lui è veramente: Dio è Amore, amore che si priva di sé fino a donare il Figlio. Lo fa per quell’umanità che gli si è rivoltata contro.

Ecco chi è Dio. Si racconta così nella storia della salvezza e, questa storia di salvezza è in atto anche oggi, più che mai.

Vediamo che Dio non è su in alto, in un cielo lontano, ma è nel Figlio. Il Padre, a sua volta, resta presente nel mondo e soffre col Figlio e con l’umanità unita a lui. L’amore del Padre è un amore ferito dalla sofferenza del Figlio in croce, ferito e disarmato nel Crocifisso. Il racconto di Giovanni continua con Nicodemo che non è capace di capire: il discorso è troppo alto.

Anche per noi diventa poco comprensibile. Tuttavia Nicodemo resta affezionato al giovane Maestro e si distingue dai farisei di Gerusalemme che decretano di eliminarlo. Prende anche le sue difese una volta e dice: La nostra Legge vuole che si ascolti una persona prima di condannarla. Ma lo hanno zittito, insultandolo. Nicodemo da simpatizzante di Gesù, si è buttato dalla sua parte specialmente quando l’ha visto soffrire e morire in croce. Non c’è meraviglia se anche noi dobbiamo fare un cammino per arrivare a comprendere il nostro Dio.

Ecco Dio. È Amore che costa, che patisce e perciò è vero. A unire il Figlio e il Padre è lo Spirito Santo anche nella Croce e per questo restano uniti alla terra, all’umanità.

Ci ritroviamo con le parole del Papa, domenica scorsa: il caos del mondo sarà vinto non da una superpotenza, ma dall’onnipotenza dell’Amore.

Anche noi a volte siamo come il maestro Nicodemo e crediamo di sapere e di capire tutto, di poter fare e dover soffrire per le cose che non vanno. Lo Spirito Santo conduca gli uomini di buona volontà come Nicodemo a decidersi sulla strada di Gesù. Quando Nicodemo ha difeso pubblicamente Gesù e, poi, insieme a Giuseppe d’Arimatea ha onorato il suo corpo morto, ha sperimentato un coraggio che non sapeva di avere… Capitano occasioni in cui decidere da che parte stare e senza che ce ne accorgiamo la forza dello Spirito spinge potentemente.