La riflessione domenicale
Pubblicato giorno 5 giugno 2026 - In home page, In primo piano, Riflessione domenicale
SOLENNITÀ DEL SS. CORPO E SANGUE DI CRISTO (Corpus Domini) -A-
Letture:
Dt 8,2-3.14-16 / Sal 147/1Cor 10,16-17 /Gv 6,51-58
Parole di vita eterna.
La festa del Corpo e Sangue del Signore (Corpus Domini) offre l’immagine bella della Prima Comunione, mostra i fiori sparsi nella processione, offre i fiori della comunità che sono i bambini stessi.
Il realismo del Vangelo di oggi sembra infrangere la poesia che circonda la festa, e vuol far crescere la nostra maturità cristiana. Dice Gesù: Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna.
Che cosa vuol dire? Sono parole un po’ dure. Lo dissero subito gli ascoltatori di Gesù. Anche noi sentiamo un certo fastidio. La reazione è naturale e Gesù insiste, non cerca il consenso facile. Preferisce perdere consenso piuttosto che annacquare la verità del suo dono totale.
Il discorso è serio. La fede in Gesù è un pane da mangiare. Nutrirsi di Gesù è cibo quotidiano per vivere. Per vivere non basta cibarsi ogni tanto, magari una volta all’anno.
Per nutrirsi non basta guardare la tavola pronta, come le ricette speciali che mostrano in TV. Non tolgono la fame!
La mia carne è vero cibo. Il mio sangue vera bevanda.
Gesù è carne da “masticare”, cibo che entra nella vita e la sostiene, la mantiene in vita e in forze. Le parole di Gesù vanno cercate e masticate… come quando i denti triturano il cibo e lo rendono assimilabile.
Chi mangia il pane di Gesù, viene assimilato a lui. Il pane di Gesù trasforma chi lo mangia. Avviene l’inverso di quanto normalmente si fa. La pastasciutta diventa sangue e forza per lavorare e correre… il pane di Gesù è dono che fa diventare dono come è lui.
La comunione riunisce attorno a Gesù e vuol mantenere uniti sempre più.
Ad un certo punto, Gesù provoca una distinzione. La comunità si divide come quella prima volta: tra quelli che si tirano indietro e chi, con Pietro, riconosce… Signore da chi andremo? Tu solo hai parole di vita eterna.
Ci sono quelli che se ne vanno e quelli che restano.
Gesù non condanna nessuno, non respinge, ma la sua presenza genera il giudizio e fa prendere posizione. Si può dire che il giudizio lo pronuncia ciascuno a seconda che sta con lui o si stacca da lui.
Il pane di Gesù assimila a lui.
Il pane di Gesù trasforma. Se ti lasci assimilare, diventi simile a lui, diventi dono, diventi figlio. Se no quel pane diventa indigesto.
Molti ascoltatori dissero: Questo discorso è duro. Questa parola è dura, urtante, inaccettabile.
Molti si tirarono indietro, e Gesù: Volete andarvene anche voi? Pietro: Da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna. Non parole dure da masticare ma parole di vita vera.
Masticare il Corpo di Cristo significa accettare che Dio entri nella nostra storia concreta. Accettare che Dio si lasci masticare dal nostro mondo in cui viviamo e lasciare che lui lo trasformi.
Stare con Pietro è stare nelle parole di vita eterna e non indietreggiare davanti a un Dio che si fa debole, si fa cibo… per trasformare la nostra fragile vita in vita eterna.