La riflessione domenicale

Pubblicato giorno 13 giugno 2026 - In home page, In primo piano, Riflessione domenicale

XI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO -A-

Letture:

Es 19,2-6 /Sal 99 /Rm 5,6-11 /Mt 9,36-10,8

Il Vangelo è per tutti.

Di fronte a tanta gente che lo cerca e gli si affolla attorno, Gesù ha la sensazione di aver davanti un gregge disperso, gente disorientata, senza pastore e senza guida.

In realtà è lui il pastore, venuto a radunare il popolo. Infatti annuncia la venuta del Regno di Dio.

Nel discorso di Gesù compare subito un’altra immagine dopo il gregge senza pastore: quella del campo di grano maturo da raccogliere. Il suo popolo non è un gregge, ma un campo maturo. Chi l’ha fatto maturare? Dio stesso.

Ai discepoli ora tocca il compito di vedere il buono che c’è nella gente, valutare il positivo e non star a guardare troppo il negativo.

Si passa dall’opera di raduno dei dispersi (che si sono allontanati dalla Chiesa e dalle tradizioni) alla valorizzazione di quello che c’è (grazie a Dio c’è anche il buono, il positivo: si tratta di unire le forze…).

A volte ci si dimentica che la salvezza è opera di Dio e che il pastore del mondo è lui.

La salvezza è qui presente: non siamo più nel tempo dell’attesa perché il Messia è già venuto, il Salvatore è qui.

Nostra missione non è di portare la salvezza, ma più semplicemente di annunciarla come vicina e a portata di mano.

Occorre solo vedere, aprire gli occhi…

A quanto pare… il lavoro è di Dio: gli uomini raccolgono.

A questo punto del racconto c’è un elenco di discepoli: sono i Dodici. Non pensiamo troppo affrettatamente al problema delle vocazioni ecclesiastiche… necessarie!

I Dodici rappresentano tutti i cristiani maturi e responsabili che stanno vicino al Maestro e collaborano alla missione… La missione compete a tutti i cristiani e consiste nella vendemmia di quanto sta maturando di buono nel nostro mondo, per opera di Dio (ma anche degli uomini).

Sorprende che Gesù per il momento non faccia un elenco di cose da dire e neanche una serie di raccomandazioni. Fa solo capire che la nostra missione non è tanto diversa dalla sua: Andar a dire che il Regno di Dio è vicino, guarire gli infermi, risuscitare i morti (tanti sono morti dentro perché bloccati o senza speranza…).

Pare che Gesù metta dei confini alla missione, dei limiti, perché? Non andate tra i pagani. Rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa di Israele.

Eppure il Vangelo è per tutti. Magari non spinge ad andare “dovunque” ma solo a cercare i “perduti”. Non basta correre ovunque e voler arrivare dappertutto. L’essenziale è far maturare, anche in un luogo solo, quei valori che hanno in sé la carica che cambia il mondo.

Sembra che si debba darsi molto da fare nell’ambiente in cui viviamo: La messe è molta, gli operai pochi… Invece prima di tutto Gesù ha detto: Pregate il padrone che mandi operai… Non si delega ad altri l’opera della missione. Si deve capire quanto ognuno siamo importanti agli occhi di Dio. Abbiamo la nostra parte, da non delegare ad altri.

Prima ancora di pregare per un rovesciamento della situazione attuale del mondo, c’è da pregare per noi, per vedere con gli occhi di Dio le persone, e anche noi stessi.