La riflessione domenicale
Pubblicato giorno 5 luglio 2026 - In home page, In primo piano, Riflessione domenicale
XIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO -A-
Letture:
Zc 9,9-10 /Sal 144 /Rm 8,9.11-13 /Mt 11,25-30
Una scommessa…
Venite a me voi tutti affaticati e oppressi. Prendete il mio giogo sopra di voi.
Queste parole contengono una scommessa, una delle tante del Vangelo: trasformare l’oppressione e la fatica quotidiana dando ad esse un senso e non eliminandole.
Gesù non promette una vita leggera, priva di pesi da portare e senza fatiche da affrontare.
L’immagine del giogo per trainare un carro ci porta indietro di un secolo e più. Quando nei nostri paesi di montagna prendevano due mucche e le aggiogavano insieme: una era più anziana e abituata, con passo più lento… veniva affiancata da quella più giovane. La anziana guidava il passo e sosteneva il peso maggiore.
Quando Gesù dice: Prendete il mio giogo sopra di voi, intende assicurarci che non siamo soli a tirare il carro della nostra vita. Non è lui che ci mette sopra il giogo, ma lui si mette a fianco, accanto a noi, e tira assieme a noi.
La fatica non scompare, ma è dimezzata. La parte più dura del carico la sostiene lui.
Il figlio del falegname di Nazaret ne sapeva qualcosa di attrezzature agricole del suo tempo, di carriaggi…
Giogo dolce vuol dire “fatto su misura”, ben modellato. Un giogo mal fatto avrebbe provocato piaghe e ferite, rendendo il lavoro un supplizio.
Dire che il giogo di Gesù è dolce, vuol dire che la sua proposta di vita (le Beatitudini: Beati i miti e misericordiosi, costruttori di pace...) non stressa l’umanità ma la sostiene, la valorizza, la fa crescere.
Prendere il giogo di Gesù vuol dire legarsi a lui e stabilire una relazione con lui: una relazione fatta di ascolto di quello che dice. È accettazione di un vincolo che non toglie libertà, ma valorizza le persone.
Sono altri i vincoli che rendono schiavi e dai quali bisogna guardarsi!
A soggiogarci possono essere i giudizi degli altri, le dipendenze, l’ansia del successo, la paura della morte…
Gesù dice anche: Imparate da me che sono mite e umile di cuore.
Se il giogo fa parte della vita, mitezza e umiltà sono lo stile, anzi la sostanza delle Beatitudini (Beati i misericordiosi, costruttori di pace...).
Il mite è compagno di giogo che si fa prossimo, rinuncia a stressare il più fragile e preferisce portare il peso con lui.
La mitezza delle Beatitudini è forza interiore di chi sceglie di non essere contro l’altro, ma di fare strada con lui.
Umiltà è realismo quando si riconosce di non poter tirare il carro da soli. Solo sintonizzando il passo con gli altri, (con l’altra, con l’altro) … si sente cessare il logorio interiore.
Allora si realizza la promessa: Troverete ristoro per la vostra vita.
Si diceva che è la scommessa.