La riflessione domenicale

Pubblicato giorno 7 agosto 2026 - In home page, In primo piano, Riflessione domenicale

XIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO -A-

Letture:

1Re 19,9.11-13 /Sal 84 /Rm 9,1-5 /Mt 14,22-33

Quando affondiamo, affondiamo nel Signore.

Verso sera, dopo una giornata intensa e affollata, Gesù costringe i discepoli a salire in barca e a precederlo sull’altra riva. Lui invece sale sul monte, solo. È sera e lui è lassù. Si fa notte…

Gesù cerca la compagnia di Dio, del Padre, mentre i suoi avvertono la sua assenza, giù, in mezzo alle difficoltà della vita.

Salire la montagna: lo si fa in compagnia, di solito. Anzi, si raccomanda di essere attrezzati, di essere informati sul meteo, di non partire tardi per non restar fuori al buio.

Salire la montagna per stare soli… è un bisogno dello spirito. Stare soli con sé stessi, col desiderio forse di pregare o piuttosto di riflettere sulla propria vita e la propria missione, fare il punto, insomma! Mentre lassù si respira liberi e con orizzonti più larghi.

Si dovrebbe cercare questo momento di silenzio alla fine di ogni giornata. Non allontanandosi ma rientrando in sé stessi. Chi non soffre di insonnia, non fa neanche a tempo di pensare, riflettere. Tutto sfuma e allora si cerca sempre il modo di fermarsi e pensare… e manca sempre il tempo!

I discepoli giù, nel mare agitato del mondo. Lui non c’è (apparentemente, almeno!). Sono soli col vento contrario, in un mondo che la pensa diversamente. Pietro e i pescatori del lago sono esperti di navigazione. Pare non sia tanto il vento che li spaventa quanto il fantasma che cammina sull’acqua: Gridarono dalla paura. Anche oggi gridiamo di paura per i venti di guerra, terribili, che soffiano nel mondo.

C’è paura di andare a fondo per i nostri dubbi, o malattie o stanchezza, fallimenti…

Nella burrasca si cerca di salvarsi da soli e non ci si accorge che gli altri, attorno a noi, hanno gli stessi problemi.

Il Vangelo oggi ci insegna che un aiuto c’è sempre. Sarebbe meglio dire: Signore salvami! Salvaci!

Ma ognuno tende a pensare per sé. Lo fa d’istinto. E crede di salvarsi da solo, con le sue forze.

Il Vangelo non assicura che non affonderemo mai. Assicura che quando affondiamo, non affondiamo nel vuoto, ma nelle mani del Signore.

Quando affondiamo nel dubbio, nella mancanza di speranza… non disperiamo, dunque!

Non è la fine.

Non finisce la fede, ma inizia la salvezza.

Smetteremo allora di lottare con le nostre sole forze. Come Pietro grideremo il nostro: Signore salvami! E ci lasceremo prendere da lui.

Quando tocchiamo il fondo, la sua mano è già lì per afferrare.

È questa la nostra esperienza della Pasqua di risurrezione.

La vita di ciascuno e la vita della Chiesa si svolge tra due preghiere: Signore salvami! e Davvero tu sei il Figlio di Dio!

Tra il grido fi Pietro, che si sente affondare, e la conclusione di fede dei discepoli Davvero tu sei il Figlio di Dio!