La riflessione domenicale
Pubblicato giorno 29 agosto 2026 - In home page, In primo piano, Riflessione domenicale
XXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO -A-
Letture:
Ger 20,7-9 /Sal 62 /Rm 12,1-2 /Mt 16,21-27
Il dono di sé.
Siamo alla grande svolta del racconto del Vangelo di Matteo. Gesù prevede che per lui andrà a finir male. Date le premesse, è inevitabile che l’opposizione delle autorità religiose di Gerusalemme arrivi a eliminarlo. Gesù lo sa, ma non desiste. Non si tira indietro e spiega ai discepoli che quella è la strada che rientra nei disegni di Dio.
Pietro, che ascolta il Maestro, cerca di dissuaderlo. Le sue parole sono quelle del buonsenso: Non ti accadrà mai! Pietro rimprovera Gesù e Gesù rimprovera Pietro: Vai dietro a me, Satana tentatore. Pietro è il primo fra quelli che “vanno dietro” a Gesù. Andar dietro a qualcuno è condividere le idee e partecipare alle sue iniziative. Discepoli sono quelli che vanno dietro e Gesù dice a Pietro “va dietro a me”, cioè “sta al tuo posto di seguace e discepolo”. Non far l’errore di metterti davanti e di far la guida al Maestro. Non voler insegnare al Messia come deve fare il Messia.
Pietro comincia a capire che la via di Gesù sarà anche la sua… e la nostra come Chiesa. Le vie di Cristo devono essere anche le vie della Chiesa.
Viceversa noi, come Pietro, si vorrebbe magari un Dio utile e che risolva i problemi… un Dio come scudo protettivo dalle avversità della nostra epoca. Insomma, un Dio muscolare!
Pure a noi cristiani si prospetta la scelta di quale Messia voler seguire: se il Messia di Pietro o il Messia della Passione.
Esser noi registi della storia, sarebbe bello, ma è un peso insostenibile. Esser noi i salvatori di noi e degli altri, è troppo impegnativo. La logica del seme che muore per dar vita è difficile. Eppure la forza del dono di sé è il passaggio del venerdì santo verso la risurrezione.
Se uno vuol venire dietro di me… rinneghi sé stesso prenda la sua croce e mi segua.
Rinneghi sé stesso: vuol dire che il discepolo non bada più al proprio interesse e non deve pensare troppo a sé stesso.
Anzi, non deve più pensare a sé stesso, ma esser più dimentico di sé e pensare come Gesù alla propria missione.
L’espressione prendere la croce oggi vuol dire che il discepolo non si tira indietro neanche di fronte alla disapprovazione o alla condanna… non bada troppo all’opinione degli altri.
Mi segua: è un seguire Gesù dietro ai suoi passi, quelli che faceva ogni giorno nella sua vita.
La Chiesa che segue Gesù è invitata a rischiare la vita per lui, perché Chi vorrà salvare la propria vita, la perderà. Chi perderà la sua vita (la sua giornata, un’ora solo…) la salverà.
Una Chiesa che segue Gesù, sente di vivere… anche quando sembra perdere tutto: Che giova all’uomo guadagnare il mondo intero se poi perde la sua vita?
Sono due strade opposte: una salvezza che l’uomo cerca possedendo sé stesso, una salvezza secondo i progetti di Dio, che sta invece nel dono di sé.