La riflessione domenicale

Pubblicato giorno 11 settembre 2026 - In home page, In primo piano, Riflessione domenicale

XXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO -A-

Letture:

Sir 27,33-28,9 /Sal 102 /Rm 14,7-9 /Mt 18,21-35

Essere.

La carità fraterna non si mostra quando tutto va bene, quando si è tutti d’accordo e non ci si urta. La carità si vede quando si costruisce la comunità, quando si mette insieme la comunità cristiana perché in essa si manifestano crepe, diversità di vedute, prese di posizione divergenti…

Allora siamo nella condizione di mostrare capacità di sciogliere i nodi… a iniziare dai rapporti immediati. È allora che vien fuori la coscienza di esser fratelli e sorelle… o di non esserlo. Allora si vede quanto ci si sente figli dello stesso Padre.

I rapporti all’interno della comunità non devono essere di litigio. Non dovrebbe esserci atteggiamento di accusa o di vendetta… ma neppure ci possono essere soltanto atteggiamenti di approvazione.

Diventa arduo praticare la correzione fraterna (in famiglia o in gruppo) se ci si rivolge verso uno che sbaglia lasciandosi dominare dall’ira o da un desiderio di punizione… lo stesso che si può esprimere col mutismo o con la freddezza.

Dobbiamo riconoscere che c’è differenza tra noi e la comunità che Cristo vuole. Dobbiamo ammettere che siamo distanti da quel perdonare sempre, non solo sette volte, ma settanta volte sette. Esso è poco presente, anzi è molto carente nelle comunità.

Si risolve prendendo le distanze. Non si conosce riconciliazione. Questa è mentalità mondana, cioè pagana. Che porta a pensare che, ad esempio, quando un rapporto di coppia è rotto, lo è per sempre, c’è divorzio e non esiste riconciliazione.

La comunità cristiana, che vive il Vangelo della riconciliazione e del perdono, è chiamata a una grande missione nel mondo in cui viviamo: la missione di risanare questa società. Ha il compito di testimoniare che è possibile perdonare, pazientare, sopportare.

Perdonare fino a settanta volte sette significa aver molta pazienza, sopportare molto, dare fiducia, accettare situazioni un po’ pesanti. Se le comunità per prime sanno perdonare, dichiarano con ciò stesso di essere in linea col Vangelo della riconciliazione.

Fin qui se guardiamo all’interno della Chiesa. Se guardiamo all’esterno… Il pastore Gesù è quello che lascia le 99 e va a cercare quella perduta, ma se avviene che si smarriscono le 99, tutte o quasi? Non esiste il prete che si mette a rincorrerle tutte.

Il problema allora riguarda ogni credente laico.

Oggi il Signore chiama ogni credente a farsi apostolo nel suo ambiente, a favorire momenti di riconciliazione tra la comunità e coloro che l’hanno abbandonata.

Ciascuno è invitato a sentirsi quel pastore che va a cercare la persona smarrita.

La generosità di Dio che dona tutto, e cancella il grosso debito che ognuno ha, ci spinge a credere che il bene vincerà il male, ci spinge a scommettere che il bene sarà più forte di tutto il male del mondo.