La riflessione domenicale

Pubblicato giorno 23 ottobre 2026 - In home page, In primo piano, Riflessione domenicale

XXX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO -A-

Letture:

Es 22,20-26 /Sal 17 /1Ts 1,5-10 /Mt 22,34-40

Libera cooperazione.

La nostra vita è un grande dono che esige la nostra libera cooperazione. Un dono da usare e non sprecare, da apprezzare e godere con riconoscenza.

La nostra vita è un grande dono di Dio e ogni dono è anche un compito per noi che lo riceviamo.

Il Signore libera il popolo dalla schiavitù e gli offre il suo appoggio, la sua alleanza, ma vuole anche essere riconosciuto e amato con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze.

Gesù annuncia e inaugura il regno di Dio, ma nello stesso tempo rivolge un pressante invito alla conversione, cioè alla decisione di prendere la giusta direzione di vita.

Gli Apostoli portano al mondo la notizia dell’amore di Dio che salva gratuitamente, attraverso il Cristo che è morto e risorto per noi, ma esortano anche ad assumere un atteggiamento nuovo, conseguente: Se Dio ci ha amato, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri (1 Giov.).

Il Vangelo è innanzitutto una buona notizia, non un codice di regole o di leggi. È la notizia che Dio ci ama tutti come figli, e compie ogni bene a nostro favore in continuazione. Ma all’interno il Vangelo contiene una legge: la legge dell’amore.

La legge evangelica si riassume in due precetti fondamentali: Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima… e il prossimo tuo come te stesso.

Amare Dio significa fare la sua volontà. Amare gli altri significa volere il loro vero bene. Sono atteggiamenti pratici, non sentimenti emotivi.

I due comandamenti sono inseparabili: Se uno dicesse “Io amo Dio” e odiasse il fratello è un bugiardo. Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede (1 Gv.).

Gesù mette insieme parole antiche della Bibbia: la preghiera quotidiana degli ebrei… Amerai il Signore Dio tuo con tutte le forze… Amerai il prossimo.

In Gesù c’è di originale che mette insieme i due aspetti: Ama Dio e ama il prossimo. Soprattutto mette l’amore alla base di tutto. Se c’è amore si fa tutto bene. Se non c’è amore, a niente servono leggi e regole.

Al tempo di Gesù gli ebrei discutevano su chi è “mio prossimo”.

Molti dicevano che “mio prossimo” è il correligionario, tutt’al più il simpatizzante, non certo lo straniero o il pagano. Per Gesù invece prossimo è chiunque: anche lo straniero, anche lo sconosciuto. Straniero è il samaritano compassionevole, sconosciuto è il malcapitato assalito dai ladri.

C’è sempre la tentazione, invece, di fare una classifica con precedenze, come alcuni contassero di più e altri meno. Per Gesù prossimo sono tutti.

Un detto attribuito a Gesù, ma non scritto nei vangeli: Hai visto il fratello, hai visto il tuo Dio. Certo è più facile amare Dio che è perfetto e invisibile. Meno facile amare le persone limitate, difettose, spigolose.

Vedi la persona e hai visto il tuo Dio.